mercoledì 5 ottobre 2011

IL RITORNO AL FUTURO DEI NEUTRINI (E IL TUFFO NEL PASSATO DELL'"AVVENIRE") di Giovanni Marco Pruna

Ebbene è proprio così!

Il 23 Settembre 2011, il CERN (European Organization for Nuclear Research) ha confermato il dato di cui tanto si è discusso nelle ultime settimane: nel tragitto tra il CERN e i laboratori del Gran Sasso, dei fasci di neutrini hanno viaggiato aduna velocità superiore a quella della luce. Sono chiaramente necessarie delle verifiche dell'esperimento prima di lasciarsi trasportare dalle dichiarazioni sulla presunta invalidazione della Teoria della Relatività di Einstein (come ovunque sta accadendo tranne che negli ambienti di competenza), però allo stato delle cose sembra che il dato meriti considerazione.

Già i neutrini ci avevano riservato delle sorprese (per altro ben più sconvolgenti dal punto di vista teorico) una decina di anni fa, quando si scoprì che fra le diverse generazioni (elettronica, muonica e tauonica) i neutrini presentano differenze in massa (e quindi, apparentemente, devono possedere anche una massa). Tale scoperta minò infatti le fondamenta stesse del Modello Standard della fisica delle particelle (il quale prevede che i neutrini siano particelle puntiformi assolutamente prive di massa). Allora, tuttavia, nessuna curiosità si sollevò. Così come nessuna si solleva oggi: soltanto, per lo più, pareri privi di cautela sulla questione.

Tra i tanti, però, c'è chi ha addirittura osato assumere un'arroganza senza precedenti: ad esempio l'articolo comparso il 24 Settembre 2011 su Avvenire.it. La tronfia sequela di dabbenaggini (dai “dubbi sulla massa dei neutrini” ai parallelismi tra Marxismo e Teoria della Relatività Speciale) che Leonardo Servadio (autore dell'articolo) propina al lettore, rappresentano la tipica argomentazione di chi, completamente all'asciutto di Scienza, cerca di spacciare ciò che è metodo scientifico per ciò che è opinione ideologica. Purtroppo per questi cabarettisti del giornalismo, la Scienza e la Fisica non hanno nulla a che vedere con l'opinionismo da salotto.

La meravigliosa presunta scoperta (che va ancora verificata con prudenza, prima di essere conclamata) certo sorprende, ma con altrettanta certezza non trova impreparati i fisici teorici: esistono infatti tante teorie (extra-dimensions, tachioni, ecc) che studiano la cinematica di corpi oltre il limite della velocità della luce e le violazioni annesse.

Capiamo che i “Servadio”, d'altro canto, abbiano una tradizionale predisposizione verso la politica del rogo, e quindi abbiano fretta di impilare l'opera di Einstein per farne una pira: ma la Scienza non funziona così, bensì per inclusione.

Essendo la Teoria della Relatività una delle più attendibili dal punto di vista fenomenologico, nessuno si sognerebbe mai di buttarla via, bensì di includerla in una struttura teorica più ampia che ne salvaguardi tutti i risultati positivi e vi incorpori nuovi benefici. In questo senso si allineano le dichiarazioni di R. D. Heuer, direttore del CERN, che alla conferenza sui futuri acceleratori lineari (LCWS2011, cui ho avuto l'onore di partecipare) è stato piuttosto chiaro al riguardo: “Hold your nerve!” (Nervi saldi!). Un invito alla cautela che la comunità scientifica accoglie con l'usuale pacatezza di chi ogni giorno svolge il proprio lavoro, ignorato dal resto della società e vilipeso dalle politiche e dalle religioni di turno.

Il dato significativo, in questa diatriba (volutamente) ignorato, è invece nel fondamentale contributo che la compagine di scienziati italiani ha dato alla scoperta, nonostante il disinteresse istituzionale per la categoria.

In altre parole, Einstein e lo “scientismo” attraversano indenni l'ennesima rivoluzione scientifica, mentre il pensiero oscurantista religioso e i suoi organi di (dis-)informazione come l'Avvenire, immancabilmente, ne risultano mutilati, distribuendo tracce dei loro brandelli. Senza imbarazzo, però, invece che prenderne atto, è incomprensibile come, fatta salva la possibilità di tacere, non sappiano resistere alla tentazione di firmare tali moncherini ideologici, attribuendogli l'etichetta di “articoli di giornale”.

1 commento:

  1. Mattia Argiolas10 ottobre 2011 23:08

    Bellissimo articolo. Siamo alle solite, lo spettacolo lo consociamo benissimo. Non so magari capita anche negli altri paesi, ma in Italia non perdiamo occasione per argomentare certi fatti senza la minima competenza.
    I "TG" (voglio evidenziare le virgolette)hanno parlato per qualche giorno (poi comunque il delitto di Melania Rea ha avuto la meglio) della scoperta, esperti interpellati: 0.
    Non mi sembra il caso di parlare della puntuale strumentalizzazione della cosa, su cui si apre un oceano.

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