
Avere un destino segnato, un nome, e una lettera dell’alfabeto come cognome. Sono questi gli elementi che accomunano, e distinguono, i figli di Heilsham, tanti cloni umani, semplici bambini come altri, che crescono nel collegio per un unico obiettivo, l’espianto dei loro organi prima che raggiungano la mezza età.
Si tratta di “Non
lasciarmi” (Never let me go), film di
Mark Romanek, ispirato all’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro. È un presente alternativo
distopico (come quello che ricordiamo in 1984 di Orwell), quello in cui ci
ritroviamo, che vede come protagonisti Kathy (Carey Mullingam), la voce
narrante l’intera storia tramite un flashback, Ruth (Keira Knithley) e Tommy (Andrew Garfield), tre ragazzi che sin
da piccoli sapranno il loro ruolo nella vita. Vivono fino all’età di diciotto
anni nel collegio di Heilsham, posto apparentemente perfetto, dove - tra ore di
ginnastica, arte e letteratura - crescono assieme, si vivono e si innamorano venendo
educati da alcuni tutori, che cercano di curare l’aspetto culturale e
l’espressività che risiede in loro – come se volessero dimostrare che anche
questi bambini hanno un anima – ma soprattutto che hanno l’obiettivo di
mantenerli sani. In seguito, trasferiti, diverranno prima assistenti e, poi,
donatori; passando il tempo chiedendosi dopo quanti cicli moriranno.